L’homeless movie
Con il cambio di secolo, la consapevolezza dell'importanza del film di famiglia come documento portò alla nascita di diversi archivi e iniziative dedicati alla raccolta, alla conservazione e alla valorizzazione dell'home movie. Tutti questi progetti, però, hanno costituito i propri archivi grazie alle donazioni delle famiglie produttrici. Come conseguenza, un tipo di film casalingo è rimasto ignorato: quello perduto. Per ragioni metodologiche, abbiamo deciso di non utilizzare il termine "orfano" per questi film negletti, ma di denominarli "homeless movies". Non si tratta dell'assenza di un autore o del copyright, costruzioni tanto estranee quanto posteriori, ma di un film che è stato abbandonato. L’homeless movie è una pellicola che ha perso il suo contesto di origine, la sua famiglia e la sua casa, e vaga in una sorta di limbo che non è né il paradiso della conservazione né l’inferno della distruzione.
Il motivo che ha spinto questi film fuori dalle loro case è un mistero che non ha e non avrà mai una risposta. Potrebbe essere stata la morte dei loro protagonisti, una disattenzione durante un trasloco, lo scarto dopo il passaggio a una tecnologia più moderna o persino la volontà espressa di dimenticare. L’homeless movie è un enigma incapace di offrire risposte dirette, un oggetto affine alla circonlocuzione. Le domande che si pongono riguardano sia il suo contenuto (chi erano i suoi protagonisti? Cosa è successo loro?), sia la sua materialità (come sono andati persi questi film? Come sono arrivati fino a noi?). Ma, cosa ancora più importante, le domande si spostano dall’oggetto al soggetto, incombendo su di noi e sull’etica della ricerca: qual è il nostro diritto di guardare se nessuno ci ha invitato a farlo? Qual è il nostro diritto di recuperare, salvaguardare, restaurare o conservare un materiale che non ci appartiene? Questi interrogativi possono essere sollevati solo dall'analisi dell'homeless movie e non si presentano quando si lavora su film custoditi dalla famiglia. Questo è uno dei motivi per cui è così necessario studiarli e tutelarli.
Il cinema domestico è un concentrato di gesti affettivi, intimi e quotidiani. Ma è anche, e soprattutto, una pratica sociale. L’homeless movie, con il suo status di oggetto perduto o scartato, ce lo ricorda in ogni momento, confrontandoci con l’altro lato della memoria, l’oblio. Sebbene la loro materia prima sia l’affetto, questi film sono andati perduti, dimenticati o buttati via, perché questa pratica era anche iscritta in una logica commerciale, che rendeva il girare un film una moda passeggera o un gesto consumistico. Se studiamo solo i film che fanno parte di un patrimonio familiare custodito gelosamente e consegnato agli archivi come piccoli tesori, rischiamo di perdere di vista l'altra faccia della storia, il "lato oscuro" del cinema domestico.
Naturalmente, l’homeless movie non è esente da pericoli o rischi metodologici. Non è facile evitare la sua feticizzazione o la sua estetizzazione, e spesso il suo studio può essere confuso con un vano esercizio voyeuristico. Per questo motivo, è necessario dotarlo di un apparato teorico, ovvero convertirlo in oggetto di studio. Per riuscirci, però, è necessario farli un posto negli archivi. Perché non si tratta solo di richiamare l’attenzione sulla quantità di materiale audiovisivo che si sta perdendo, ma di invitare a ripensare il cinema domestico nel suo insieme, come oggetto e campo di studio. È il nostro desiderio che l’AVQ collabori in questo compito.